26 – 28 Febbraio

Una Storia infinita, che parte da lontano, sconfina nella leggenda e … di Franco Amodeo

Articolo del nostro Direttore Franco Amodeo sul Carnevale termitano apparso sulla rivista  “Sicilia: l’Isola del Tesoro”

Non c’è una data sicura, ma un fatto è certo, quello termitano è il più antico Carnevale di Sicilia. Abbiamo degli indizi, suffragati da notevoli riscontri, come i Napulitì; ma anche alcune certezze, tra cui un pagamento della Società del Carnovale del 1876.

E poi, la certezza delle certezze: le stupende maschere de “u Nannu ca’ Nanna” costruite alla fine dell’ottocento, come ci ha testimoniato dall’alto della sua secolare esperienza il compianto Prof. Giuseppe Navarra, da due fratelli, Giuseppe e Girolamo Di Giorgi, due falegnami termitani che tenevano bottega vicino la Parrocchia della Consolazione; ed infine la lapide dell’ospizio Umberto 1 (1904 – 1907). Il Carnevale Termitano “organizzato” è nato con queste due bellissime maschere che sono diventate, poi, tipiche del nostro Carnevale. Una storia infinita che parte da lontano, sconfina nella leggenda e si aggancia a momenti storici che hanno segnato la vita di quest’antica città.

Sono proprio loro “u Nannu ca’ Nanna” che hanno fatto grande ed eccezionale il nostro Carnevale.

Il Carnevale, che è nato e vissuto per le strade della città ed è penetrato con prepotente allegria in tutte le famiglie termitane, è partito però da lontano, approdando a Termini Imerese grazie ad alcune famiglie provenienti da Napoli. E’ un racconto che non ha una certezza, ma è suffragato da qualche riscontro.

Li chiamavano i Napulitì – si sostiene – ed abitavano fuori Porta Palermo; proprio in quella zona si trova una via Napulitì. Sarebbero stati loro, forse all’inizio dell’ottocento, a dare vita ai primi festeggiamenti del Carnevale, sarebbero stati loro a portare da Napoli le prime maschere di “u Nannu ca’ Nanna” ed a chiudere i festeggiamenti con la “bruciatura di u Nannu” e con il testamento.
Questi i punti saldi che ci ha tramandato la storia, ma il Carnevale Termitano ha un significato tutto particolare che parte e ruota attorno alle due stupende maschere di “u Nannu ca’Nanna” che hanno scritto pagine esaltanti, ma soprattutto coinvolto un’intera città.

“Da noi il Carnevale non finiva più” –  raccontava il Prof. Navarra – cominciava il giorno dopo l’Epifania e terminava con il martedì grasso”. Il giorno stesso dell’Epifania, a Termini bassa si sentiva il cupo suono della “brogna”, quel tritone che una volta si pescava occasionalmente nel nostro mare, ed i monelli andavano gridando per le strade: “doppu li tri Rrè, olè, olè”. Arrivavano i venditori di “tambureddi” e l’indomani dell’Epifania i monelli uscivano per le strade con in faccia una maschera gridando: “ih, eh Carnalivari, iè,”

Le famiglie si organizzavano e cominciavano a stilare programmi, preparare costumi e balli, in attesa del grande evento; si scambiavano inviti, si cucinavano chiacchiere, mustazzoli, calia, simenza, rosolio, tatù e catalani. I tempi andati raccontano la dolce favola di un Carnevale che aveva un sapore diverso, che si viveva principalmente, appunto, nelle famiglie che attendevano, per quasi due mesi, l’arrivo di “u Nannu ca’Nanna” che, per terra o per mare, arrivavano a Termini Imerese per portare, alle migliaia di “nipoti”, la straordinaria carica di buonumore e spensieratezza. L’attesa si viveva intensamente ed il fermento contagiava un’intera città, dando ampio spazio alla fantasia.

C’erano i “sabatini”, si ballava in tutte le famiglie il sabato sera al suono di allegre tarantelle, accompagnate dalla “macchina parlante” e dal “friscaletto”; le maschere andavano in giro, bussavano alla porta, là da dove veniva fuori un suono, si presentava l’accompagnatore (il bastoniere) si chiedeva un ballo, solo un ballo, poi una manciata di coriandoli, caramelle, confetti, un piccolo scherzo, qualche cioccolatino, nella cui confezione si nascondeva, a volte, un dolce messaggio per la “morosa” che non si poteva raggiungere.

Quelli di febbraio erano i quattro Giovedì i più attesi e si celebravano con un rito tutto particolare: il “giovedì di li cummari”, “il giovedì di li parenti”, “il giovedì du zzuppiddu”; era un crescendo di feste sempre più ricche che culminavano con il giovedì grasso; tutti in maschera, per gli uomini era d’obbligo il “domino”, le vie erano invase e si faceva la fila dietro le porte per rispettare un rigoroso turno. Il giovedì grasso , invece, si santificava con un rito particolare: si preparavano per tempo i “maccarruna”, la tipica pasta fatta in casa con i “busi”, (le cannucce dell’ampelodesimo) grazie alle sapienti mani delle nonne e delle mamme, le quali stendevano la pasta sulle canne e la mettevano a “sciariare” (ad asciugare lentamente) in una stanza con le persiane, per consentire di fare entrare quasi filtrato il venticello; i maccarruna si mangiavano tutti insieme “nna maidda”, conditi con ragù saporitissimo arricchito con sasizza e cutina (cotenne) di maiale . Il pranzo del giovedì grasso si concludeva con un gustosissimo cannolo croccante ripieno di crema finissima.

Era il preludio per la grande festa; l’attesa culminava la domenica: tutti in piazza per correre poi alla stazione, o al porto o al ponte della “lavata lana” per salutare u Nannu ca’ Nanna che arrivavano da lontano. La grande baldoria esplodeva, quasi per incanto, nella Città in festa, tra musica, balli, coriandoli e stelle filanti. U Nannu ca’ Nanna avevano un sorriso per tutti, un bacio, un fiore, un confetto, piccole e semplici cose, che portavano, però, tanta felicità.

Poi la crescita del Carnevale Termitano che non ha mai dimenticato il suo glorioso e leggendario passato. Ormai da anni si è dato spazio. ad una satira diversa, più viva, più pungente, più attuale, grandi enormi pupazzi in cartapesta hanno sostituito i personaggi veri che avevano animato i Carnevali del passato. I “Carnevalari” si sono cimentati in imprese diverse, adeguandosi ad aspetti più spettacolari, sollecitando fantasia, ingegno, passione e cultura. Operano tra mille difficoltà, sorprendendo ogni anno per talento, inventiva ed amore; modellano la creta con abili mani, lavorano la cartapesta con eccezionale bravura, danno anima e cuore. Oggi, ad animare i carri, troviamo personaggi legati all’attualità rivisitati in chiave satirica  che richiamano l’attenzione generale per una risata, per un applauso, per un regalo atteso, ovvero per un momento di felicità comune.

Il Carnevale presenta ogni anno novità, gruppi diversi, carri animati con mille luci ed abili movimenti, costumi sempre più stravaganti, musica allegra e moderna, ma la scena, qui a Termini Imerese, la dominano sempre loro: u Nannu ca’ Nanna.

Carnevale è nato per dare la possibilità all’uomo di avere un intervallo, per ritrovare se stessi in un momento in cui dimenticare se stessi. Ogni Carnevale si cala, poi, nella realtà, nella storia di una comunità, nasce, vive e cresce in quella realtà; così ogni Carnevale si identifica con significati e sfumature che vogliono dare i personaggi che caratterizzano questi momenti. Così u Nannu ca’Nanna del Carnevale Termitano hanno impegnato studiosi di cultura e tradizioni popolari. Qui sono quattro i momenti più significativi: u Nannu ca’ Nanna e l’attesa dell’arrivo, la sfilata delle maschere, il testamento, la bruciatura di “u Nannu”. Il testamento, letto dal “Notaio” con cilindro e cappa, era il momento conclusivo più atteso, mentre “u Nannu” andava al rogo. Destinatari dei “lasciti” erano le persone più in vista della città, ma negli ultimi anni sono chiamati in causa principalmente i politici: si tratta a volte di critiche feroci, ma anche di preziosi consigli.

Il “Nannu”, rappresentato da un personaggio bassino, rubicondo e allegro, muore e, in quel momento (può sembrare una contraddizione), rappresenta un simbolo su cui si concentra il male, bruciato quasi come fosse un “rito di purificazione”. Muore colui che aveva lanciato coriandoli e confetti come simboli di abbondanza e che aveva invitato tutti al ballo come forma di liberazione.

La “Nanna”, personaggio femminile, magra, allampanata, continua a vivere, rappresentando un invito alla riflessione per la Quaresima in arrivo; nella “Nanna” si vede anche la donna come simbolo di fertilità.

Nel nostro Carnevale c’è proprio tutto: cultura, storia, leggenda, satira, folclore, allegria, buonumore, spensieratezza, musica, balli, coriandoli, luci, colori. L’incanto del Carnevale Termitano non si è mai spezzato!Allora fiato alle trombe, saliamo sul grande palcoscenico dell’allegria e della spensieratezza, accendiamo le mille luci della ribalta,  la piazza si animi e diventi stracolma; c’è posto per tutti, il magico filo dell’allegria lega e travolge tutti in un vortice irrefrenabile di sana folli. Signori è il Carnevale, un momento da vivere, ricordando che “l’intervallo” dura poco e, poi, si riprende il percorso che ci offre la vita frenetica di ogni giorno.

 

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