26 – 28 Febbraio

Termini Imerese (Pa)

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Il Carnevale Termitano è il più antico di Sicilia, come testimonia un pagamento della Società del Carnovale del 1876. La festa si sarebbe diffusa a Termini grazie ad alcune famiglie proveniente da Napoli, “i Napuliti”: sarebbero stati loro, all’inizio dell’800, a dare vita ai primi festeggiamenti del Carnevale e a portare in Sicilia le prime maschere di “u Nannu ca’ Nanna” e i momenti tradizionali della festa: la “bruciatura del Nannu” e la“lettura del testamento”.

Queste famiglie avrebbero in precedenza stabilito dimora nella zona di Sales e qui avrebbero dato vita ai primi riti carnascialeschi.
Dunque, protagoniste principali della festa sono le due caratteristiche maschere risalenti alla fine dell’800 e che hanno contribuito a far grande questo Carnevale.

‘U Nannu’, è un personaggio bassino, rubicondo, allegro e nel momento in cui muore diventa simbolo del male. Muore infatti, colui che, sino a qualche minuto prima, aveva lanciato coriandoli e confetti alla folla come simboli di abbondanza e che aveva invitato tutti al ballo come forma di liberazione. La ‘Nanna’ è invece, un personaggio femminile, magro, allampanato che continua a vivere, come un invito alla riflessione per la Quaresima in arrivo, e malgrado la sua veneranda età, continua a essere simbolo di fertilità.

Si dice inoltre, che i Napuliti coltivassero i vigneti che possedevano nella zona di Termini Imerese ricavando del buon vino. Quest’ultimo, durante il Giovedì Grasso, veniva offerto a tutti gli abitanti del quartiere.

I quattro momenti più significativi della festa erano l’arrivo dei due vegliardi, la sfilata delle maschere, la lettura del testamento, la bruciatura di ‘u Nannu’. Quando le due maschere arrivavano in città tutti scendevano in piazza e successivamente si recavano alla stazione o al porto per salutare “U Nannu ca’ Nanna” che arrivavano da lontano.

Le famiglie si preparavano per due mesi al grande evento: si scambiavano inviti, si preparavano chiacchiere, mustazzoli, calia, simenza, rosolio e catalani. La sfilata delle maschere era un momento di liberazione e di gioia. La grande baldoria esplodeva, quasi per incanto, nella città in festa, tra musica, balli, coriandoli, stelle filanti. ‘U Nannu ca’ Nanna’ avevano un sorriso per tutti, un bacio, un fiore, un confetto, piccole, semplici cose, che portavano, però, tanta felicità. Il testamento veniva letto dal ‘Notaio’ con cilindro e cappa ed era il momento conclusivo più atteso. Durante la lettura si poteva assistere anche alla morte del “Nannu” sul rogo.

Il Carnevale veniva festeggiato per quattro Giovedì consecutivi, il ‘giovedi di li cummari’, il ‘giovedì di li parenti’, il ‘giovedì du zzuppiddu’: un crescendo di feste sempre più ricche che culminavano nel “Giovedì grasso”. Tutti si mascheravano per l’occasione e per gli uomini era d’obbligo il domino (travestimento usato dagli antichi veneziani composto da un ampio mantello con cappuccio). Il nome di questa maschera deriva da una formula ecclesiastica, Benedicamus Domino (Benediciamo il Signore). Per l’occasione si preparavano i “maccaruna” e poi si mangiavano tutti assieme “nna maidda” conditi con ragù e arricchiti con “sasizza” e “cutina” di maiale. A concludere il pranzo uno squisito cannolo ripieno di crema.

Il sabato sera invece, si ballava in tutte le famiglie al suono di allegre tarantelle: le maschere andavano in giro, bussavano alle porte dove si presentava il bastoniere(chiamato così perchè portava in mano un bastone) e chiedeva solo un ballo e una manciata di coriandoli, caramelle, confetti, un piccolo scherzo, qualche cioccolatino nella cui confezione si nascondeva, a volte, un dolce messaggio per la “morosa”.

Il Carnevale Termitano, negli anni, ha subito una notevole trasformazione. Pur non dimenticando il suo glorioso passato si è aperto ad una satira diversa e più attuale. I personaggi veri che hanno animato il Carnevale del passato sono stati sostituiti da pupazzi in cartapesta. I Carnevalari modellano la creta e la cartapesta con grande talento ottenendo, a volte, effetti spettacolari. I carri sono animati da personaggi del mondo di oggi rivisitati in chiave satirica che suscitano nel pubblico grande ilarità. Gruppi diversi, carri animati con mille luci ed abili movimenti, costumi sempre più stravaganti, musica allegra e moderna arricchiscono ogni anno il Carnevale Termitano, ma i veri protagonisti restano comunque, sempre loro: ‘u Nannu Ca’ Nanna’.

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