26 – 28 Febbraio

Il Carnevale attraverso i proverbi siciliani

Era in voga il detto “cannalivari tutti li festi fa turnari”.

Il primo proverbio era quello che sanciva l’inizio ufficiale della festa: “doppu li tri re, tutti olè”, dopo l’epifania era già carnevale e la festa durava fino al mercoledì delle Ceneri.

I quattro giovedì precedenti la festa vera e propria erano detti: lu joviri di li cummari cu ‘un avi dinari s’impigna lu falari”, era il giorno in cui non si poteva fare a meno di invitare la comare (la madrina di battesimo o cresima).

Il secondo giovedì di festa era dedicato invece agli inviti tra i congiunti, era infatti diffuso il detto: “lu joviri di li parenti cu ‘un avi dinari si summa li denti”, cioè si ripulisce i denti non avendo nulla da spendere e quindi mangiare.

“Lu joviri di lu zuppiddu cu’ ‘un si cammarra è peggiu pi iddu” era il terzo giovedì precedente la festa vera e propria: lo “zoppetto” era una delle tante personificazioni del diavolo, che aveva il compito di pervertire gli uomini mediante la voluttà, l’allegria e la spensieratezza, il termine “cammarsi” equivaleva a significare mangiare grasso con l’obbligo di darsi alle grandi abbuffate.

L‘esigenza di trascorrere il carnevale con tutta la famiglia è testimoniata anche dal proverbio “Natali e Pasqua ccu cu voi ma li sdirri falli ccu li toi”. Il termine “sdirri” corrispondeva all’ultimo giorno di carnevale

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