26 – 28 Febbraio

I balli del Carnevale

Il Carnevale siciliano, ai nostri giorni, è soprattutto un simpatico “inciso” in nome dell’allegria, e del sano divertimento che trascina e stimola tutti, grandi e bambini, sulle note della musica e dei coloratissimi costumi, mucchi di coriandoli, fra maschere, quadriglie, lisci e carri allegorici.

 

La “quadriglia o contradanza”  nasce proprio dalla cultura e dalle tradizioni contadine locali.

Di questa cultura umile si conserva il ballo della “Contradanza” come rito di ringraziamento dopo il raccolto della messe, consegnato dalle generazioni passate alle generazione future, fino in qualche caso, ai giorni nostri.

Questa del Carnevale è una tradizione dura a morire e inizia generalmente nel primo periodo dell’anno per concludersi sfarzosamente nei giorni propri di gazzarra carnascialesca.

Un tempo serate di ballo se ne contavano a dozzine, e le numerose sale addobbate venivano visitate da gruppi mascherati, costituiti da persone di età diversa che per una o più sere diventano bambini, coperti com’erano da abbigliamenti insoliti, per lo più da capi di vestiario rivoltati e strani, o con il solo “dominò“ e un velo sul viso per non farsi riconoscere o, una maschera: guidava il gruppo il “bastoniere”, chiamato così per il bastone che portava, il quale entrava per primo nella sala decorata (generalmente era la stanza da letto) e “ordinava” il ballo.

Durante il ballo si ricercava da parte di tutti di riconoscere le identità dei mascherati, impresa chiaramente non facile e comunque, a tutti, riconosciuti o meno, non si negava un po’ di rosolio, un buon bicchiere di vino e qualche dolcetto tipico (tutu e catalani, chiacchere, biscotti all’uovo).

La  Contradanza, importato probabilmente in Sicilia dai Normanni, è un ballo tipico, con passo cadenzato francese, effettuato con efficacia durante il periodo di Carnevale, inoltre, nelle feste paesane, e specialmente nelle antiche feste nuziali.

Una danza comandata, dove i  partecipanti eseguivano delle figurazioni, delle coreografie, appunto, sotto le disposizioni del cosiddetto “caposala”.

 

La musica che si effettuava in questa danza sembrava battere il ritmo del canto delle cicale, mentre il suono acuto di un “fischietto” pretendeva di rappresentare la gioia delle coppie che, con allegria, danzavano e creavano armonia, con riverenze e figure di danza, fino nelle mattinate.

Ricordiamo anche, che la quadriglia o contradanza, ballo che risale al XVII secolo, faceva parte delle “danze di società” ed era considerata una danza “calata” dai ceti più alti alle classi popolari.

La quadriglia si balla in famiglia, balla la madre, il padre e la figlia – come diceva una famosa canzone popolare degli anni ’50.

Riportiamo il testo antico in dialetto siciliano, della CONTRADANZA SICILIANA:

Attenzioni, prufissuri, maestri valenti, dami e cavaleri.
Ccu tanta aliganza ora ci abballamu ‘na bilissima contradanza;
e la cumannu ccu tantu amuri. . . Musica prufissuri!


– i cavaleri ccu stu’ pinzìnu a la so’ dama fari ‘n inchinu
facci ccu facci ccu la distanza abballamici ‘sta bedda contradanza


–  l’omu e la donna manu ccu manu. . . prestu lu cicculu cumminamu


– l’òmini fremmi, li vrazza a ponti, li donni nsutta pàssunu sfronti
(Attenzioni ppi tacchi a spillu!)


– chi festa ‘i ballu, chi contradanza, chi beddi coppi di grandi ‘mputtanza!


– ‘sta contradanza mi pari scinàriu, giramu tutti a lu cuntrariu


– chi sona beddu u maestru Falconi. Abballamu tutti ccu soddisfazioni
(lagghi abballàmu ca’ cauru c’è!)


– c’e don Giuvanni ca pari ‘na nuzza, lassu a Lola e mi pigghiu a Santuzza


–  c’abballa bedda a signura Ciccina! . .Ogni cavaleri cangia ‘na signorina


–  forza! Abballamu cummari Lucia, ‘sta contradanza potta l’alligria


– c’e’ u chitarrista cca nasca additta. Giramu tutti a manu ritta.
(Beni chi balla!)


– v’ha cumannatu ccu tanta ‘mputtanza, ci fazzu applarisi a ‘sta contradanza.


 

 

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